Vittorio Matteucci docente d'eccezione nel seminario "La voce non mente 2.0"

1
47

L’attore e cantattore Vittorio Matteucci è stato ospite di un seminario “La voce non mente 2.0” durante il quale ha messo a disposizione tutto il suo talento e la sua professionalità. “Impariamo ad ascoltare la nostra voce e la voce degli altri; il respiro dell’anima, della vita”. Un’esperienza ricca di emozioni per i partecipanti ma anche per lo stesso attore.
 
Come sono state le giornate del seminario?
“È stata una bellissima esperienza, faticosa di sicuro. Il lavoro è stato imperniato sull’ascolto. Chiusi per più di otto ore, c’è stato un incrocio di emozioni. Queste esperienze sono sempre belle perché dimostrano che sono in tanti a volersi mettere in gioco, e non solo giovani. È stato bello vedere che anche persone di una certa età che ha deciso di partecipare, perché non è mai tardi per iniziare qualcosa. Perché pensare che le uniche attività che possono fare i pensionati siano guardare la tv, o andare al bar? Sono contento quando si riesce a trovare un impegno creativo, anche perché ritengo che l’esperienza delle persone più grandi sia determinante per i più giovani. Può servire da stimolo e poi in teatro ci sono vari ruoli, magari una compagnia che ha a disposizione attori di diversa fascia d’età ha più possibilità di fare spettacoli”.
 
Ha riscontrato una buona preparazione tra i partecipanti?
“Se uno segue il corso con onestà e sincerità, chi gli può dire qualcosa? Si raggiungono degli obiettivi, e questo è quello che conta. Ognuno ha i propri, e per me, nel ruolo di conduttore devo cercare di aiutare i partecipanti a tirar fuori le motivazioni di ognuno e individuare il modo migliore per raggiungere gli obiettivi proposti. Se c’è una competizione, è con se stessi. Alla base, però, c’è sempre il gioco, il divertimento, se si antepone dell’altro è finito tutto”.
 
C’è un appiattimento di ruoli e di età dei personaggi nel teatro quanto nel cinema?
“Il problema del cinema è quello della nostra società. Spesso trovare una donna anziana per un determinato ruolo è difficile. Sono poche le persone che portano gioiosamente e con fierezza le proprie rughe addosso e quindi spesso è difficile trovare persone che ricoprano ruoli di adulti. Il modello estetico è quello che vuole tutti sempre super giovani. Ai ragazzi ho citato più volte Anna Magnani che portava con fierezza i suoi segni del tempo. Viva le persone vere. Se ognuno fosse più in grado di accettare la propria fisicità e i propri talenti, probabilmente avrebbe ugualmente delle opportunità. Il cinema come il teatro ha bisogno di età, sensibilità, volti, fisicità, voci diverse, se ci si uniforma la diversità si perde e quindi anche la ricchezza”.
 
Il teatro è un’arte che risente maggiormente della crisi, eppure di talenti, in Salento come in Italia, ne abbiamo.
“È un problema culturale che riguarda tutti gli italiani: non riusciamo a riconoscere le nostre caratteristiche, i nostri talenti che ci fanno diversi dagli altri. Se sfruttassimo questo probabilmente saremo un’eccellenza consapevole. Ci rendiamo conto di saper emozionare il mondo intero solo quando vinciamo un premio. Esser consapevoli significa conoscere la nostra storia e investire davvero sulla cultura e sulle risorse umane. Quando andiamo all’estero la gente rimane con gli occhi sbarrati, si chiede come facciamo ad esser così: ma noi non facciamo nessuna fatica, c’è l’abbiamo dentro. La soddisfazione è che Notre Dame adesso in tournée ha moltissimi componenti italiani. Una soluzione sarebbe realizzare un circuito dei principali teatri italiani, in modo che le produzioni più grandi, almeno, abbiano un calendario definito. Il produttore deve garantire la qualità, cosa che a volte manca”.
 
Notre Dame ha fatto riscoprire il musical. Come è stata quell’esperienza?
“Il genere ora ha un bellissimo pubblico, è la forma scenica che tira di più. Noi italiani siamo bravi a recitare e cantare. Lavorare per Notre Dame è stato bellissimo, soprattutto dal lato umano: personaggi provenienti da tutto il mondo, è stata un’avventura nella quale eravamo tutti solidali, avevamo un obiettivo, quello di emozionare la gente. E ci siamo riusciti”.
 
Ha avuto l’occasione unica di lavorare con Lucio Dalla, nella sua Tosca.
“Esperienza meravigliosa. Ho vissuto il privilegio di stare con Lucio Dalla e tutte le volte che ci penso mi viene il magone. Lucio era simpaticissimo, autoironico e geniale, amava la convivialità. Non vedeva l’ora di vederci per mangiare insieme e per andare in barca: abbiamo fatto le prove in barca, quindici giorni sulla sua barca alle Tremiti. Un giorno andammo a comprare le aragoste in Slovenia, roba da matti! Non gli piacevano i formalismi, mi ha subito detto di chiamarlo Lucio, mentre lui mi chiamava Vittorino”.
 
Quali impegni ha adesso?
“Per ora sono in scena con Romeo e Giulietta – Ama e cambia il mondo” nei panni del Conte Capuleti e presto debutterò con un testo scritto da me. Mi piace portare avanti più cose, fatta salva la qualità”.

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui