ROSÉXPO, il racconto di un'esperienza rosé a Lecce

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La vie en rosé, lo scorso weekend, ha attraversato il Salento. Dal Castello di Otranto – dove si è tenuta l’attesa premiazione del 3° Concorso Nazionale dei Rosati organizzato dalla Regione Puglia – l’onda rosé si è spostata nel centro storico di Lecce per il 1° Salone Internazionale dei vini rosati, Roséxpo. Vera novità dell’evento è stato il bisogno di un confronto diretto tra operatori e pubblico per costruire un dialogo attorno al rosato, tipologia in crescita nel mercato dei consumi. Queato, dunque, il punto di partenza di questa iniziativa promossa da deGusto Salento, l’associazione con i produttori di negroamaro (www.degustosalento.it) che da qualche mese sta tracciando nuovi percorsi di comunicazione della vitivinicoltura del territorio.
Se le tinte rosee sono state il mood-look del Salone, sul preciso leit motiv “Rosato non è rosa”, deGusto Salento ha insistito per caratterizzare la prima edizione di Roséxpo con l’obiettivo di dare identità autonoma a questa categoria enologica dai vini bianchi e rossi. Più che un’esposizione di etichette o un momento congressuale, Roséxpo ha celebrato la convivialità del vino rosato. L’atmosfera informale ha consentito un positivo scambio di idee e di valori tra i numerosi operatori del settore intervenuti, i produttori provenienti da altre realtà enoiche regionali e i vitivinicoltori salentini. Un evento dal profilo, decisamente rosa, per la partecipazione di molte rappresentanti dell’associazione Le Donne del Vino e per il riconoscimento di “Ambasciatrice dei Rosati di Puglia” attribuito a Teresa Varvaglione, sommelier Ais Puglia. Soprattutto, si è rivelato un’esperienza per il grande pubblico che ha potuto valutare le diverse espressioni dei rosé di altri territori ugualmente vocati. L’unicità della sede scelta per l’evento, poi, ha dato valore aggiunto alle degustazioni: le sale del Must di Lecce sono state la cornice per ben 120 etichette suddivise in 50 banchi di assaggio curati dai sommelier dell’Ais di Lecce e di altre delegazioni pugliesi. Oltre ai rosati di Puglia, in assaggio c’erano i vini vincitori del Concorso nazionale Rosati di Italia, i rosé calabresi, siciliani, abruzzesi, veneti, alto atesini, toscani, campani e le bollicine lombarde.

A chiudere il percorso, alcuni vini di Francia, Spagna, Cile, Argentina, Sudafrica e, perfino, Inghilterra. Il ritmo vivace dell’evento lo hanno scandito gli aperitivi rosé in abbinamento a proposte gourmet preparate con presidi Slow Food e i laboratori di degustazione guidati da Ais Puglia e Slow Food Puglia. E poiché il vino è cultura, non è mancato il momento culturale con la presentazione di due libri dal tema enoico. “Vino rosso tacco 12″ è stata l’occasione per conoscere la madrina della prima edizione di Roséxpo, Adua Villa – sommelier Master Class, nota al grande pubblico per la sua presenza nel programma culinario di Antonella Clerici. A raccontare la vocazione pugliese per il rosato, invece, “Una terra vestita di rosa. Viaggio alla scoperta dei vini rosati di Puglia” scritto da Giuseppe Baldassarre, relatore responsabile nazionale Osservatorio su vino e salute di Ais Italia. Significativo il circuito creato fuori Salone con il coinvolgimento della ristorazione del territorio (11 ristoranti e 3 bar distribuiti tra Lecce e provincia) per la creazione di un menù da rosato proposto la settimana antecedente a Roséxpo. Mentre il filo tra arte e vino l’ha tessuto l’Accademia delle Belle Arti di Lecce ha tessuto allestendo nel suo chiostro un’anteprima della mostra di etichette “Passaporto di Bacco in rosé”, in omaggio a Vittorio Bodini.
Ora che Roséxpo ha aperto le porte alla cultura rosé, Lecce potrebbe, certo, candidarsi anche a Capitale del Rosato. E voi, winelover, siete pronti a ripetere l’esperienza di Roséxpo al richiamo di #iloverosé?

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