Masseria Tagliatelle e Ninfeo, due luoghi del mistero.

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Di Andrea Aufieri

La Masseria Tagliatelle deve il suo nome al fatto di essere una piccola e poco profonda cava urbana di tufo; le tagghiate sono le strisce verticali che si formano sulle pareti per l’attività del taglio della pietra. Essendo una cava di piccole dimensioni tali segni sono più piccoli, dunque tagghiateddhre, da cui l’impropria traduzione italiana di “tagliatelle”.

Adiacente alla masseria il Ninfeo delle Fate, struttura ipogea risalente al Cinquecento (datazione incerta), anticamera di un complesso termale. Vi si accede da una piccola scalinata all’interno della corte della masseria che introduce in due ambienti dialoganti: nel primo dodici nicchie raffigurano alternativamente sei figure femminili, tre per ciascuna parete, e sei nicchie vuote con un semicerchio in alto e con delle grandi conchiglie. Le sei figure femminili, senza braccia, indossano abiti eleganti e rappresentano delle ninfe. La tradizione popolare le ha trasformate in fate e alcuni racconti popolari narrano che queste di notte si rianimassero per recuperare e nascondere la cosiddetta acchiatura, ovvero il tesoro nascosto e magico delle fate. Il secondo ambiente ha una forma circolare con un bordo per le sedute e un foro sul tetto che permetteva la circolazione dell’aria calda ed era usato per i bagni termali.

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