La scintilla l’ho avuta nel Salento

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Giovanna Marini, etnomusicologa e compositrice, racconta il suo viaggio straordinario nella musica popolare

Giovanna Marini è una delle più importanti studiose del patrimonio della musica popolare, la sua ricerca sul campo e il suo contributo artistico come compositrice arricchiscono ancora oggi la formazione degli allievi della Scuola popolare di musica di Testaccio a Roma, fondata da lei e da altri etnomusicologi nel 1975.

Il racconto di Giovanna Marini è affascinante, la sua voce vellutata trascina in un fermento culturale senza tempo. «La mia passione per la musica popolare ha avuto una serie di scintillette – ricorda –. La primissima grazie a Pier Paolo Pasolini che, ascoltando i miei lavori mi chiese su che libro avessi trovato quelle canzoni. Io gli dissi che arrivavano dalla tradizione orale così mi suggerì di andare a Milano dove stava nascendo il Nuovo Canzoniere Italiano. Intanto a Roma andavo spesso al Folk Studio, un locale aperto nel 1960: lì incontravo Roberto Leydi, Pete Seeger, grande cantante americano e autore di brani di protesta schierandosi contro il Vietnam. Uscivo dal conservatorio Santa Cecilia di Roma e mi ritrovai in un mondo sconosciuto. A Milano, Ernesto De Martino e Diego Carpitella mi hanno fatto innamorare della musica popolare e sono tornata a Roma sconvolta. Da questi incontri nel 1964 nacque il Bella Ciao (lo storico spettacolo di canto politico e sociale, ndr) e sono entrata a far parte del Nuovo canzoniere italiano». Poi la scelta di iniziare la sua ricerca nella tradizione più autentica della musica popolare. «Così sono arrivata nel Salento, culla delle più belle melodie. Nel ’68 a Sternatìa ho conosciuto per caso Mariuccia Chiriacò: (una della voci più importanti della tradizione locale,ndr). Non ricordo cosa più bella nella mia vita del periodo trascorso nel Salento. Nella ricerca si insegue la musica ma si trovano le persone, lo dico sempre ai miei studenti: non si può fare lo studio avulso dal contesto, dal legame con la vita». E con il suo metodo anticonvenzionale ancora oggi lei porta con se gli studenti nei luoghi vivi, come Riace, ad esempio.

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