L’intuizione che è diventata l’evento dell’estate

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Fino alla metà degli anni Novanta, il “movimento della pizzica” aveva conservato un suo carattere “di base”: tutte le iniziative nascevano “dal basso”, nel sostanziale disinteresse delle istituzioni. Le cose iniziano a cambiare quando comincia un’interlocuzione con alcuni amministratori locali più sensibili e lungimiranti, che intuiscono le potenzialità in termini culturali e magari anche di “marketing territoriale” del movimento.
Da questo rapporto nasce l’intervento sicuramente più significativo in questo campo: la creazione dell’Istituto “Diego Carpitella”. Il progetto dell’Istituto nasce, tra la fine del 1996 e il 1997, per iniziativa di alcuni intellettuali e operatori culturali locali (di fatto coordinati da Luigi Chiriatti), le cui principali attese riguardavano la possibilità di mettere in campo politiche culturali organiche che permettessero di costruire un rapporto più consapevole con la storia culturale del territorio, e di ricostruire un legame più vitale con la tradizione.
Dopo varie vicissitudini, la proposta proveniente dalla “base” viene infine recepita dagli amministratori di alcuni comuni (Melpignano, Cursi, Sternatìa e Calimera, che fanno parte della Grecìa, più Alessano e Cutrofiano).
All’interno dell’Istituto Carpitella, i cui scopi iniziali in verità volevano essere più squisitamente culturali, nasce nel 1998 l’idea della “Notte della Taranta”.
L’idea iniziale dei due coordinatori scientifici dell’Istituto, che in quel momento erano i professori Maurizio Agamennone e Gianfranco Salvatore, era quella di un festival centrato sullo scambio creativo tra la musica salentina e le altre musiche del mondo, che, governato da un “maestro concertatore” di prestigio, doveva riuscire a produrre delle composizioni “originali”. Idea alla lunga rivelatasi vincente, almeno sul piano mediatico, come dimostra la vertiginosa crescita dell’evento negli anni e il grande successo ottenuto anche nell’edizione 2012 firmata da Goran Bregovic.
Dopo la prima edizione, diretta da Daniele Sepe e realizzata con pochi mezzi e in maniera quasi artigianale, l’iniziativa è cresciuta in maniera esponenziale, grazie anche all’afflusso di risorse pubbliche sempre maggiori ed a una sapiente gestione mediatica, diventando uno degli eventi musicali più importanti a livello nazionale e forse anche internazionale. Si susseguono maestri concertatori sempre più noti e prestigiosi: nel 1999 arriva Piero Milesi, musicista e arrangiatore di fama, collaboratore di De Andrè e di altri grandi della musica italiana; nel 2000 è la volta di Joe Zawinul, uno dei più grandi jazzisti viventi, inventore, insieme a Miles Davis, del jazz elettrico, fondatore dei mitici Weather Report e del suo Zawinul Sindacate. Nel 2001 torna Milesi, per un progetto impegnativo di incrocio tra le musiche di tradizione e la musica sinfonica.
Il gruppo di organizzatori dell’evento (che negli anni ha avuto diversi avvicendamenti), il cui coordinamento di fatto a partire dal 2001 viene assunto da Sergio Blasi, gestirà la Notte della Taranta in maniera disinvolta e innovativa dal punto di vista artistico, estremamente spregiudicata e moderna dal punto di vista della comunicazione, e con una grande efficienza sul piano organizzativo. Ad intervenire alla grande kermesse – come maestri concertatori o come ospiti – verranno chiamati nomi sempre più altisonanti, che contribuiranno ad attirare l’attenzione dei media nazionali e a richiamare folle di appassionati. L’elenco è effettivamente impressionante. Fra i tanti: Stewart Copeland, Ambrogio Sparagna, Franco Battiato, Gianna Nannini, Francesco De Gregori, Giovanna Marini, Piero Pelù, Davide van de Sfroos, Lucio Dalla, Carmen Consoli, I Buena Vista Social Club, Peppe Servillo, Lucilla Galeazzi, Carlos Nùñez, Mauro Pagani, Massimo Ranieri, Giuliano Sangiorgi, i Sud Sound System, Ginevra Di Marco, Morgan, Richard Galliano, Rokia Traorè, Caparezza, Radiodervish, Vinicio Capossela, Ludovico Einaudi, Justin Adams, Savina Yannatou, Goran Bregovic e moltissimi gruppi e musicisti coinvolti nei “concerti a ragnatela”.
La Notte melpignanese, con la sua capacità di attrarre sterminate masse di giovani (e non solo), fin dall’inizio riesce a diventare un punto di accumulazione (e di moltiplicazione) di tutta l’energia che negli anni si è catalizzata intorno al “fenomeno pizzica”, anche al di là degli aspetti strettamente musicali e artistici. Addirittura, il grande raduno sembra in qualche caso recuperare alcuni aspetti delle antiche feste popolari o dei grandi pellegrinaggi ai santuari, a cui affluivano migliaia di persone. Del variegato popolo della pizzica, diffuso ormai in ogni dove, Melpignano è diventato il luogo elettivo, in cui “bisogna” andare, una volta l’anno, per rinsaldare un legame con un fenomeno che, evidentemente, va molto al di là del semplice concerto di musica dal vivo, ma anche per ritrovarsi tutti insieme, in una “comune appartenenza” dentro il perimetro magico della festa danzante.
La musica suonata sul palco sembra avere un ruolo secondario, quasi di sontuosa cornice; e quando il concerto finisce e si spengono i potenti impianti di diffusione sonora, i suoni e le danze continuano, spontanei e vitali, nelle decine e decine di ronde che animano il meraviglioso centro storico di Melpignano fino alla mattina inoltrata. Anche i giornalisti presenti sembrano impressionati soprattutto da questo grandioso rituale collettivo, abbastanza unico nel suo genere, e prestano in generale alla musica suonata sul palco un’attenzione minima, di routine. Su tutto questo scenario domina la “Taranta”, l’enigmatico ragno che, trasformato in icona post-moderna, continua ad imperversare nelle terre di Puglia.

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