Editoriale n. 3

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Per Lecce e la sua provincia la stagione estiva è come un esame di maturità. Ogni anno. Dall’andamento dei flussi turistici, infatti, dipendono le sorti di un comparto sempre più determinante nel bilancio del territorio. Bene, in attesa dei numeri definitivi, si può affermare che in un quadro di crisi conclamata il Salento ha retto, rimanendo una delle mete più ambite dai visitatori italiani e da quelli provenienti dall’estero. È più di una consolazione, meno di una certezza. Sarò ripetitivo, ma un’adeguata programmazione, ancora da venire, è la condizione senza la quale il consolidamento di un posto al sole resta una speranza più che un dato di fatto.
Intanto il capoluogo ha lanciato la sua sfida per ottenere il riconoscimento di Capitale europea della cultura per il 2019. Un treno che ripasserà, per una città italiana, nel 2033. Il dossier è stato inviato, ora non resta che attendere la valutazione della commissione incaricata e sperare nel superamento della fase di preselezione. Inutile dire che il circolo virtuoso che si innescherebbe in caso di avanzamento nel lungo iter previsto dalle istituzioni comunitarie porterebbe benefici in termini materiali, ma non solo, di cui la città ha davvero bisogno.
Vale la pena, al di là di ogni legittima diffidenza o divergenza di opinione, sperare tutti per il meglio. Non è questa, però, l’unica vicenda che può disegnare scenari di lunga durata. Ce ne è un’altra ed è quella che riguarda il progetto di gasdotto che dal Mar Caspio dovrebbe arrivare in Italia, con approdo a San Foca, marina di Melendugno. L’amministrazione è contraria ed è al fianco degli operatori turistici e degli ambientalisti che hanno dato vita al comitato “No Tap”. L’inclusione dell’opera negli interventi di interesse strategico nazionale ed europeo sottrae potere contrattuale alle istituzioni locali, ma questa non è una buona argomentazione perché i decisori politici, lontani centinaia di chilometri da qui, non ascoltino le civili ragioni di un territorio dagli equilibri molto delicati e, per certi versi, già alterati. I rappresentanti salentini in Parlamento, almeno alcuni, forse non hanno compreso la delicatezza di questo passaggio.
Oppure lo hanno capito fin troppo bene.

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