Tutti insieme per Lecce Capitale europea della cultura

5
203

LECCE – Non sarà per tutta la vita, ma è un “sì” che vale molto. La candidatura a Capitale europea della cultura per il 2019 è stata accolta dalla commissione di esperti nominati dall’Unione Europea e dalle istituzioni italiane e per il capoluogo salentino è già tempo di pensare in grande. Lecce – che ha goduto del sostegno di Brindisi – è stata ammessa al processo di selezione porterà alla scelta definitiva: tra sei pretendenti solo una esulterà. Ravenna, Cagliari, Siena, Perugia con Assisi, Matera: sarà un competizione dura, ma sono gli outsider, ogni tanto, a scrivere le pagine più entusiasmanti di un’avventura. Lo sa bene il sindaco, Paolo Perrone, che, un attimo dopo la splendida notizia, ha rivolto un appello alla Regione Puglia perché si unisca, con idee e risorse, alla sfida. L’invito è stato già di fatto raccolto, e non poteva essere altrimenti: con due candidature pugliesi – c’era anche quella di Taranto appoggiata da Bari -, il governo regionale ha preferito non prendere posizione, rimandando il suo intervento al secondo giro. Che ora è arrivato.
C’è un anno di tempo per dare radici più profonde al sogno del riconoscimento europeo, che si porta dietro la prospettiva di investimenti per diversi milioni di euro e, quindi, positive ricadute occupazionali. E Dio solo sa quanto ce n’è bisogno in un territorio come il Salento dove il numero delle persone e delle famiglie che vivono in condizioni di precarietà economica è aumentato, e non marginalmente, in questi anni di crisi stagnante. Ecco dunque che l’orizzonte del 2019, al di là di un prestigioso arricchimento del curriculum,  diventa la dimensione di una speranza collettiva alla quale tutti possono contribuire. Senza distinzioni politiche, tutte le istituzioni locali sono chiamate a far fronte comune. E non c’è ragione di dubitare che possa andare diversamente.

La concorrenza delle altre città è agguerrita. Ravenna, Perugia-Assisi e Siena – ce lo ricordano puntualmente la classifiche sulla qualità della vita – sono almeno due passi avanti, da diversi punti di vista: dal reddito alla mobilità, dalla qualità dei servizi al verde pubblico fino alla tutela del patrimonio artistico e culturale.  Ma Lecce – al pari di Matera e Cagliari – si può giocare una carta che potrebbe sovvertire i pronostici: quella delle potenzialità che si possono tradurre in una proposta convincente per gli esigenti commissari dell’Unione Europea. C’è infatti un carico inespresso di energie che rimangono ancora nella penombra, mentre si fanno strada la progressiva presa di coscienza di ciò che potremmo essere, ma che ancora non siamo, e la sensazione che, in lontananza, spunti la sagoma di un treno che passa una e una sola volta. La prossima data utile per un città italiana, per la cronaca, sarà nel 2033.
Lavorare per diventare Capitale europea della cultura è un duro esame per tutti, a partire da chi ha le responsabilità della cosa pubblica ed è, al contempo, un’esortazione ad andare oltre i propri limiti, le diffidenze, le gelosie. C’è bisogno, insomma, di un’assunzione di responsabilità rispetto alle difficoltà oggettive che la competizione presenta e della creazione di un contagioso clima di complicità . Intanto un sincero plauso va ai registi di questa prima impresa: a Paolo Perrone, al coordinatore della candidatura, Airan Berg, e a tutto lo staff, a partire da Raffaele Parlangeli, che si è dedicato anima e corpo a scrivere il primo avvincente capitolo di una storia che, ce lo auguriamo tutti, possa concludersi solo nel 2019.

5 Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui