Oggi a tavola siede San Giuseppe

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Una tavola rivestita di una candida tovaglia bianca ricamata e imbandita – lunga un intero palco – accoglie in piazza chiunque arrivi a Giurdignano il pomeriggio del 18 marzo di ogni anno. Non è un set fotografico. È una festa dove, tra folclore e devozione, l’intera comunità cittadina partecipa ripetendo da secoli un cerimoniale articolato e ricco in onore di San Giuseppe: chi allestisce la tavola con i beni donati, chi cucina i piatti che verranno serviti, chi si prepara per sedere come santo al convivio e chi definisce gli ultimi dettagli prima del rito. Tutto il paese – di poco più di 1950 abitanti – è un fermento guidato con dovizia di particolari dalla “Pro loco di Sant’Arcangelo de Casulis”. Attorno i fedeli attendono l’uscita del Santo dalla chiesa per iniziare il pellegrinaggio alle singole tavole allestite nelle case dei privati devoti al patriarca.
Il momento più atteso dai giurdignanesi è, comunque, l’apertura del banchetto preparato in piazza dove siederanno i tredici santi con San Giuseppe a capotavola. Qui ogni anno, in raccoglimento religioso, si ritrova tutta la popolazione di Giurdignano per rinnovare allo Sposo di Maria la propria devozione. Le preghiere e i rintocchi di forchetta sul piatto di San Giuseppe scandiscono il ritmo della Tavola; il vero cuore sono, però, i piatti cotti che si susseguono da sempre in un ordine rigorosamente prestabilito. “Spirito di sacrificio, amore famigliare e condivisione caratterizzano il sacro convivio dove la successione di pietanze, cariche di significati simbolici, fonde in un unico abbraccio le culture d’oriente e occidente integrando anche i riti pagani delle festività romane”. A raccontarlo la professoressa Ada Accoto, tra gli organizzatori della Pro loco di Giurdignano.
La professoressa, autentica esperta della Tavola, ci introduce nel significato recondito del suo menu invariato da secoli: “Non è un caso che il menu apra con i lampascioni lessi. Questi cipollotti simboleggiano il passaggio dall’inverno alla primavera, il rinnovo del ciclo vitale rappresentato dalla famiglia. I vermiceddhi con i ceci e la zuppa di ceci, invece, richiamano nei colori il fiore bianco e giallo del narciso in dialetto chiamato “massa ciceri”, fiore che la tradizione lega al Santo e al suo matrimonio con Maria. Una tavola profondamente democratica – spiega Accoto – che richiama i saturnali romani quando le famiglie patrizie aprivano le loro case ai poveri. Anche la pasta con il miele, di antica tradizione araba, condita con la mollica di pane fritta sostitutiva del formaggio (vietato nel periodo di Quaresima) è una testimonianza di un giorno di festa: almeno per un giorno, storicamente, la tavola dei poveri era simile a quella dei ricchi. Non mancano poi gli ortaggi lessi come il cavolfiore o crudi come il finocchio che in virtù del loro colore bianco indicano il candore, la semplicità e la purezza di Gesù Bambino. Il pesce servito in numero di tre ricorda, invece, il simbolo paleocristiano di Gesù Cristo. I fritti con il miele (tipici delle offerte pagane a Minerva) sono il dolce che richiama le fasce di Gesù Bambino e i trucioli dell’attività di falegname del Santo. Chiude il pane come regalo a ciascun Santo, fonte di nutrimento e sinonimo di abbondanza, dalla tipica forma circolare di 7 kg, nel cui centro si trova l’arancia simbolo di fertilità della terra e del cuore”.
Che siano le ricche Tavole private o la festosa Tavola pubblica, agli occhi estranei è chiaro un fatto: esiste una popolazione devota che tra misticismo gastronomico e devozione fedele, continua a perpetrare una tradizione che richiama sempre più pellegrini e curiosi nella piccola piazza in festa di Giurdignano.
 

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