Compleanno importante per “Il Lago dei Cigni” di Fredy Franzutti

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“Il Lago dei Cigni” del Balletto del Sud – nella versione “fin de siècle” creata dal coreografo Fredy Franzutti su musiche di Piotr Il’ič Čaikovskij – compie vent’anni. Il debutto è datato 1999, al Politeama Greco di Lecce, all’interno della stagione sinfonica dell’Orchestra ICO Tito Schipa e nei ruoli principali di Odette/Odile e del principe Siegfried c’erano Dilyana Nikiforova, stella del balletto del Teatro dell’Opera di Sofia, e Toni Russo, allora in forza alla compagnia salentina e poi diventato primo ballerino della Fondazione Arena di Verona. 

Per celebrare l’anniversario, “Il Lago dei Cigni” tornerà in scena al Teatro Apollo di Lecce venerdì 13 (ore 21), sabato 14 (ore 21) e domenica 15 dicembre (ore 18.30) nella tre giorni pre-natalizia, che, come d’abitudine, fa da preludio alla stagione di danza del Balletto del Sud, ospitata nel prestigioso contenitore del capoluogo fra gennaio e maggio. 

«Tra i capolavori di Čaikovskij – spiega Franzutti – “Il Lago dei Cigni” ha sempre riscosso enorme successo e risulta essere il più affascinante non solo per i significati reconditi ma anche per la calda atmosfera romantica e per la poesia del celebre tema d’amore. La storia della donna-cigno, emblematica e seducente, ci riporta al complesso di miti e leggende riguardanti le metamorfosi di un essere umano in animale. Diversa è Odile, cigno nero, che rappresenta la seduzione, la sinuosa che inganna con l’aspetto. E Siegfried, diversamente da altri prìncipi del balletto, rappresenta un po’ l’uomo terrorizzato dalla paura di crescere, che si trova, spaesato, di fronte al non facile dilemma dell’universo femminile».

Nasce da qui l’intuizione di Franzutti di ambientare il suo “Lago dei Cigni” nella Baviera di fine Ottocento, al tempo del principe Ludovico II, che, proprio negli anni della composizione, fu dichiarato pazzo e deposto. Citazione diretta nella scenografia dipinta, firmata da Francesco Palma, che rappresenta il favoloso castello di Neuschwanstein, dimora privata di Ludwig, che non a caso, in italiano, significa letteralmente “castello della Nuova Pietra del Cigno”.

«La stessa sorte lega i due prìncipi ad una morte misteriosa di annegamento nel lago – aggiunge Franzutti – come se il destino di Ludwig fosse seguito da quello di Siegfried, svelandone il mistero».

Il clima tardo romantico che si respira dall’inizio alla fine del balletto proviene da un filone della letteratura mitteleuropea che il coreografo leccese evoca con citazioni qua e là disseminate nella drammaturgia del balletto. «E se la regina madre diviene una energica “arricchita” desiderosa di avere presto una nuora e una progenie, il demone Rothbart è qui un fantasma oscuro che, come un diavolo delle tentazioni, chiede al giovane principe la sua anima (il tramutarsi in cigno) in cambio di una vita senza responsabilità e per sempre giovane. La sua corte – conclude Franzutti – è composta da ragazzi e ragazze che hanno accettato il patto e ora, anime in pena, vivono lo stato di metamorfosi nella lacustre prigione».

Danzano i ruoli principali i primi ballerini della compagnia: Nuria Salado Fustè (Odette/Odile), Matias Iaconianni (Siegfried), Alessandro De Ceglia (Rothbart), Beatrice Bartolomei (la Regina Madre) e Alice Leoncini (la promessa sposa). Accanto a loro gli altri componenti della compagnia: Eva Colomina, Ana Clara Iribarne, Benedetta Maldina, Rachele Rossi, Alessandra Buffelli, Chiara Dell’Arte, Sveva De Meo, Gloria Fabbri, Naomi Margheriti, Aurora Marino, Luana Panico, Elisa Storti, Sarah Wright, Edward Blackburn, Alessandro Cavallo, Ovidiu Chitanu, Paolo Ciofini, Lorenzo Lupi, Lucio Mautone, Valerio Torelli. Maestro di ballo e ripetitore: Francesco Sorrentino.

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