“La razza nemica”: a Novoli una mostra sulla propaganda antisemita

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Sarà inaugurata questa sera, nelle sale del Palazzo Baronale di Novoli, in piazza Regina Margherita a Novoli, la mostra itinerante “La razza nemica, la propaganda antisemita nazista e fascista”, realizzata dalla Fondazione Museo della Shoah di Roma. L’esposizione, a cura di Marcello Pezzetti e Sara Berger, è promossa dalle associazioni di promozione sociale Nova LiberArs e Fucina Sociale, in collaborazione con la Fondazione Museo della Shoah di Roma, il Comune di Novoli, la Fondazione “Città del Libro” di Campi Salentina ed il Consorzio dei Comuni del Nord Salento – Valle della Cupa. Si avvale inoltre del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Regione Lazio, di Roma Capitale, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, del CDEC, Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, della Comunità Ebraica di Roma e dell’Università del Salento.

La mostra illustra il ruolo della propaganda antisemita nella Germania nazista e nell’Italia fascista durante la persecuzione della minoranza ebraica dell’intera Europa. In esposizione, manifesti, fotografie, oggettistica, giornali e riviste dell’epoca.

Il percorso espositivo si snoda su un duplice piano narrativo: da una parte viene offerto uno sguardo sull’evoluzione dell’antisemitismo in Europa all’inizio del ‘900, in particolare sulla fase finale caratterizzata da motivazioni genetiche e biologiche e non più solo teologiche e, dall’altra, viene raccontato il ruolo della propaganda nazista e fascista che ha caratterizzato la cosiddetta società di massa, grazie alla nascita e alla diffusione di “nuovi” media come la radio, il cinema e successivamente la televisione.

«La propaganda antisemita non viene però affidata solo ai mezzi di comunicazione di massa – spiega Pezzetti – ma è presente nella quotidianità della vita sociale, è rintracciabile nei volantini come sulle cartoline, nei francobolli come sugli adesivi, sui libretti dell’assicurazione medica, dove veniva riportata la scritta: Meidet jüdische Ärze (Evitate medici ebrei), negli oggetti che si utilizzano tutti i giorni come i fiammiferi, e persino nei giochi dei lunapark. Alcune cartoline riportano foto, timbri, iscrizioni o manifesti della mostra antisemita Der ewige Jude».

 «Un lavoro impegnativo quello delle nostre associazioni, ma fortemente voluto sia per dimostrare la cifra dell’interesse nutrito nei confronti di talune tematiche, sia perché, tra le mostre itineranti proposte in tutta Italia dalla Fondazione, questa è quella che più di tutte porta il visitatore a riflettere sui meccanismi che hanno indotto centinaia di migliaia di comuni cittadini a partecipare attivamente alla persecuzione ed alla uccisione della minoranza ebraica in quasi tutti gli stati europei – dichiarano Emmanuela Rucco e Simone Caricato, rispettivamente presidente di Nova LiberArs e di Fucina Sociale -. Nei 37 roll-up attraverso cui la mostra si sviluppa, il visitatore avrà modo di trovare informazioni colme di riferimenti, foto, manifesti, pannelli grondanti quelle che, col tempo, la storia ha potuto licenziare come pericolose idiozie».

 Il percorso espositivo si conclude con una mostra del fotografo Antonio Zac (di origini novolesi ma residente a Bologna) con gli scatti da lui stesso realizzati nei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Tre i convegni in programma.

Si parte il questa sera alle 19. L’esposizione rimarrà al pubblico fino al 02 febbraio, tutti i giorni dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 16 alle ore 20.

L’ingresso è gratuito.

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